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Sul sostegno alle Regioni che stanno accogliendo i rifugiati ucraini


La grave crisi umanitaria che sta colpendo l’Europa in queste settimane è un evento sconvolgente. La guerra di Putin ha obbligato milioni di donne e bambini ucraini a fuggire dalla loro terra sotto il suono delle sirene antiaeree e delle bombe.

Le immagini drammatiche che vediamo al confine con la Polonia ci devono far riflettere e agire prontamente.


Chi scappa da una guerra vera, deve essere aiutato subito e senza tentennamenti.

Ho dunque apprezzato la reattività, la tempestività e la concretezza con la quale la Commissione Europea ha preparato la proposta CARE.

Ringrazio altresì il Presidente e i Coordinatori della Commissione Regi con i quali, nonostante qualche incertezza iniziale, si è poi lavorato unitariamente e fruttuosamente. Per questo come gruppo Identità e Democrazia il nostro supporto ci sarà senza indugio.



Con riferimento all’Azione di Coesione per i Rifugiati in Europa (CARE), ben vengano la flessibilità e la rapidità di questo nuovo strumento volto a sostenere e a soddisfare le prime necessità dei rifugiati ucraini, e ben venga la proroga, per tutto il 2022, della possibilità di un cofinanziamento dell’UE del 100% per i finanziamenti della politica di coesione del periodo 2014-2020. Questo contribuirà ad alleviare le pressioni di bilancio sugli Stati membri e sulle Regioni già duramente provate dall’impatto esteso della crisi pandemica.



Dobbiamo però non dimenticare due aspetti importanti il primo è che si tratta di una riallocazione di risorse della precedente programmazione, e quindi non ci saranno risorse aggiuntive, il secondo è che non si dovrà in alcun modo allargare il perimetro di questo strumento.


In questo particolare quadro storico non abbiamo una sola emergenza, ma sussistono molteplici fattori di crisi che gravano sulle regioni e sulla politica di coesione. Penso all’esplosione dei costi dell’energia e all’approvvigionamento delle materie prime, che stanno mettendo in difficoltà i cittadini e le imprese di molte regioni europee come ad esempio le aree montane italiane.


Ancora una volte, la politica di coesione ha dimostrato di essere lo strumento ideale per affrontare le emergenze, e forse questo dovrebbe farci riflettere su come manchino, a volte, politiche strategiche di lungo periodo, ma non è questo il momento per affrontare questo tema, che tuttavia dovrà essere attentamente analizzato per evitare di ricadere in futuro negli errori del passato.


Concludo con un doveroso e sincero ringraziamento ai governi locali e nazionali che fin da subito si sono adoperati per gestire questa emergenza.



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