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La crisi energetica e le proposte della LEGA - ID



A causa della volatilità dei prezzi dell’energia, da qui ai primi sei mesi del 2023 in Italia saranno a rischio migliaia di imprese e posti di lavoro. Questo è quanto emerge per l'Italia in merito alla continua crescita dei costi dell'energia e a un'inflazione prossima all'8% dovuta per quasi l'80% proprio all'impennata dei prezzi delle materie prime energetiche. Secondo una recente ricerca delle associazioni dei consumatori la crisi energetica non risparmia neanche le famiglie con rincari previsti di almeno +468 euro per la luce, +312 euro per il gas. Le stime sono da considerarsi in continuo aggiornamento finché non ci saranno dei concreti interventi strutturali sia a livello europeo che di Paese. Difatti, i tagli in bolletta prorogati e i bonus rafforzati non possono sostituirsi ad un piano strategico energetico che guardi sì all’emergenza ma anche al futuro con particolare attenzione ad imprese e famiglie.


A livello europeo la discussione è molto accesa sul mercato degli ETS (strumento per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti), in quanto in un periodo globale così catastrofico per il settore energetico e considerando inoltre che la UE incide in maniera minoritaria riguardo alle emissioni inquinanti rispetto a Paesi come Cina e USA, ci si interroga se sia opportuno strozzare le aziende (a rischia chiusura) con imposizioni fuori contesto e a favore di altri mercarti extraeuropei.

Di questo parere in particolare il gruppo ID – Identità e Democrazia che al Parlamento europeo si schiera a favore delle imprese europee con particolare attenzione all’Italia, uno dei Paesi maggiormente messi a dura prova dalla burocrazia della Commissione europea. A tal proposito il gruppo ID propone di sospendere temporaneamente a livello europeo il mercato ETS e introdurre senza indugio il tetto europeo per il prezzo del gas.


Inoltre, anche in Italia la proposta della Lega è chiara e strutturata.

A lungo termine, è necessario invertire il risultato del referendum risalente al 1987 sul nucleare. L’Italia sta perdendo terreno nel confronto economico con i partners europei, assieme ai quali dovrebbe invece perseguire una più armonica strategia energetica comune. La totalità dell’energia elettrica importata in Italia proviene dalle centrali nucleari d’Oltralpe. Mentre – giova ricordare – che Francia, Germania, Regno Unito e Spagna producano, rispettivamente, circa 420, 157, 85 e 60 miliardi di KWh elettrici dagli oltre 100 reattori nucleari in esercizio in questi Paesi. A fronte di questa situazione oggettiva e dell’urgenza di un’azione, vi sono responsabili politici e organi d’informazione che vanno diffondendo l’illusione che sia seriamente possibile affrontare il dissesto energetico facendo ricorso alle varie nuove forme di sfruttamento dell’energia.

Sul caro energia, la Lega chiede il tetto ai costi di luce e gas, parallelamente ad una maggiore produzione nazionale di gas e biometano. Sotto i mari italiani sono presenti riserve di oltre 90 miliardi di metri cubi di metano a basso costo. Basti pensare che l'estrazione costerebbe 5 centesimi al metro cubo contro l’ attuale importazione al costo di 50-70 centesimi.

Sì, anche all’efficientamento energetico, sviluppando le rinnovabili e valorizzando energeticamente i rifiuti, tuttavia tali forme di approvvigionamento energetico dovrebbero essere complementari. Affidarsi alle sole rinnovabili potrebbe non essere sufficiente. Oggi gran parte dell’Europa è indietro su questo fronte e ci sono ancora diversi problemi da risolvere, dallo snellimento della burocrazia allo stoccaggio dell’energia prodotta.



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