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Fondi Ue: l'importanza della programmazione e della progettazione per gli enti locali

Con questo approfondimento si avvia una nuova serie di collaborazioni su specifiche questioni europee con tecnici, consulenti e relatori qualificati per analizzare e conoscere meglio l’evolversi delle trattative, le opportunità, la corretta metodologia da intraprendere nonchè il funzionamento dell’intero edificio europeo. In questo contributo Flavio Facioni policy advisor del gruppo Identità e Democrazia introdurrà circa l’importanza della programmazione e progettazione da parte degli Enti locali per un utilizzo efficace dei fondi Ue sul territorio.

Il 10 novembre la Corte dei Conti Europea ha pubblicato la sua “Relazione annuale sull’esercizio finanziario 2019”, attraverso il quale analizza le entrate e le spese del bilancio dell’UE e formula un giudizio sull’affidabilità dei conti annuali. Tra i dati che emergono dal rapporto dell’ECA ne emerge uno in particolare che riguarda l’ammontare totale dei finanziamenti erogati a fine 2019 rispetto all’intera programmazione 2014-2020. Il dato risultante è del 40%, il che significa che, a pochi mesi dal termine della programmazione settennale europea, solo questa bassa percentuale di pagamenti è stata erogata rispetto agli stanziamenti complessivi disponibili. E quando si fa riferimento all’Italia i dati sulla capacità di assorbimento sono ancora più bassi rispetto a quelli europei: 30%.


Si fa riferimento principalmente alla capacità di spesa per i Fondi Strutturali e d’Investimento (Fondi SIE) con cui viene finanziata la politica di coesione. Nel ricordare che tutti gli Stati Membri concorrono in diversa misura alla costituzione del bilancio UE (e l’Italia in particolar modo ne è un contributore netto in quanto versa più di quanto riceve), risulta particolarmente evidente quanto sia importante migliorare la capacità di spesa da parte degli Enti pubblici. Gli ostacoli sono ovviamente differenti a seconda che si tratti di fondi a gestione diretta (che la Commissione gestisce direttamente anche per il tramite di Agenzie) o di fondi a gestione concorrente (che sono gestiti unitamente agli Stati e alle Regioni per il tramite di PON e POR) e le problematiche principali possono essere riscontrante nella errata o carente programmazione politica degli investimenti, ma anche nella necessità di disporre di competenze manageriali e tecniche nella fase della presentazione dei bandi e nella successiva gestione in tutto il loro iter.

Le opportunità che derivano dai finanziamenti europei devono essere massimizzate ed è fondamentale riuscire ad accedere anche a programmi che prevedono una gestione più complessa e articolata. E’ il caso ad esempio degli strumenti di finanziamento misto (definiti “blending”) che uniscono sovvenzioni a fondo perduto (“grants”) ad altri strumenti finanziari quali i prestiti (“loans”) erogati dalla Banca Europea per gli Investimenti - BEI e dalle banche nazionali come Cassa Depositi e Prestiti.

Un esempio è costituito dalla “CEF Transport Blending Facility” (prossima scadenza 14 febbraio 2021), un programma di finanziamento diretto che mira a promuovere anche il finanziamento dei trasporti che si basano su combustibili alternativi, sia lato infrastruttura che mezzi (infrastrutture di ricarica, per la distribuzione, dotazione di veicoli pesanti, imbarcazioni, ecc.). Un supporto per lo sviluppo di tecnologie dei trasporti importante soprattutto nella fase di transizione energetica e ambientale promossa dal Green Deal europeo. L’accesso e la governance dei progetti finanziabili con questo programma sono ovviamente impegnativi, sia per la necessità di un rapporto diretto con la Commissione e con la BEI che per i requisiti di ammissibilità.

Si rivela dunque fondamentale per le amministrazioni pubbliche locali dotarsi di figure professionali e di strutture gestionali idonee, ma anche promuovere le sinergie necessarie per creare partenariati e per attuare le dovute economie di scala.

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